L’assurdo e inumano rituale recitato dal sacerdote incappucciato, nelle profondità del dungeon sotto il Palazzo di Mandorcai, risuona nelle sale come una eco immonda. Schiere di non morti urlanti gorgogliano blasfemità mentre la prigioniera sopra l’abisso viene trasformata in un Orrore Uncinato davanti agli occhi del gruppo e lo scontro diventa inevitabile.

Persa completamente la fattezza umana, il nuovo mostro si avventa contro i personaggi mentre il sacerdote oscuro sparisce salendo una rampa di scale che conduce all’interno del Palazzo.

Il Rituale Immondo

Il Rituale Immondo

Dopo una battaglia terribile fatta di pareti di roccia infrante, orrori che camminano sui soffitti e creature non morte, il gruppo finisce di esplorare le cavità nere delle cripte del maniero, ricolme di tesori, trappole e mostri, yuan-ti assetati di sangue e strani macchinari.

Quando anche l’ultimo dei mostri che infestano le sale inferiori viene sconfitto, il gruppo sale le scale d’oro e scopre che ogni gradino è progettato per distruggere eventuali intrusi con una trappola mortale diversa. Al piano superiore, ovvero il piano terra del Palazzo, una grande cantina contiene una serie di pregiati liquori e vini, oltre ad una nutrita collezione di sangue umano in botti sigillate: questo è uno degli indizi che servirà al gruppo per dimostrare il grosso problema di carattere demoniaco che affligge la città di Baldur’s Gate.

Distrutte le botti e il contenuto sparso sulle scale in modo da impedire ad eventuali mostri di accedere al maniero dai piani inferiori, si scopre un passaggio segreto che conduce, attraverso un tunnel dalle pareti di legno e nuda roccia, ad una serie di spioncini che danno sulle camere e altre stanze del palazzo. In una di queste, Kzim, il demonietto di Klatun, è imprigionato e agonizzante. Esso chiede del Padrone come se desiderasse solo ricongiungersi a lui, mormorando frasi sconnesse a proposito di alcune informazioni che Mandorcai è riuscito ad estorcergli.

Mentre Duran scioglie la parete di legno e ferro del tunnel segreto con dell’acido di Viverna, alcuni Yuan-Ti scoprono la breccia e attaccano nuovamente il gruppo, accompagnati da zombie e altri lucertoloidi.

Yuan-Ti e Lucertoloidi

Yuan-Ti e Lucertoloidi

Gli altri spioncini permettono di osservare piccole celle con umani rinchiusi e sottoposti a torture o interrogatori nella lingua dei Serpenti, spesso non compresa dalle vittime umanoidi. Statue di Kuo-Toa nei corridoi rivelano a Morgran un culto demoniaco unito ad una setta di adoratori lucertoloidi e altri mostri anfibi. La stanza principale del complesso è una grande sala dal soffitto a volta e dalle numerose porte. Alcune lastre alte due metri e conficcate malamente nel marmo del pavimento, lucide come specchi, sembrano confondere lo sguardo, non permettendo di osservare completamente la stanza e disorientando l’osservatore inesperto.

Il piano è la dimora di un demone, il cui potere consente di entrare e uscire dagli specchi e di rendersi invisibile. Dopo aver cercato di combattere senza successo la sua forma gassosa nella stanza degli specchi, Klatun si rende conto che distruggendo gli stessi, l’essenza demoniaca dell’essere viene costretta ad assumere forma materiale, rendendolo quindi vulnerabile.

La strada della battaglia non sembra però funzionare: il potere del demone è troppo forte anche per il gruppo. Viene tentata perciò la strada opposta, riuscire cioè ad estorcere informazioni circa Mandorcai direttamente dal demone incorporeo.

Lo spirito rivela di essere sotto il controllo diretto di Mandorcai e di essere quindi prigioniero del suo potere tramite un Anello. Il gruppo deve quindi appropriarsi dell’Anello in modo da liberare lo spirito dalla propria schiavitù terrena, se vuole ricevere qualche tipo di informazione utile per la missione in corso.

La scalinata che conduce al piano superiore del palazzo, alla stanza di evocazione di Mandorcai, è ripida e stretta, quasi come se un essere dovesse levitare per raggiungere le stanze interne.

Mandorcai

Mandorcai

Irrompendo nella camera, il gruppo assiste ad una visione raccapricciante: un demone dall’aspetto vagamente umano che parla attraverso un Portale Dimensionale ad un essere la cui sola menzione è follia: adombrato in un manto nero e avvolto dall’oscurità più terribile, un volto scheletrico osserva tutti gli eroi, ignari di aver interrotto un dialogo molto importante.

Una volta svanito il Portale Dimensionale come se avesse improvvisamente perso una grande concentrazione, la furia di Mandorcai verso il gruppo è cieca e spietata. Quando lo scontro volge al termine e l’Anello cade in una pozza di lava ai lati della stanza, il gruppo capisce che non c’è più speranza di recuperare ulteriori informazioni riguardo la presenza di un demone nella città.

L’ultima cosa che il Palazzo maledetto vede, prima di crollare su sé stesso e scomparire per sempre, è un manipolo di eroi che, attraverso un Portale attivo nelle vicinanze, riesce ad uscire dal complesso e rivedere la luce del sole…

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